Isole Tremiti

La quarta sponda

Le isole, come è spesso accaduto e continua tutt’ora a succedere, sono luoghi ideali  per un soggiorno punitivo nei confronti di chiunque abbia comportamenti ritenuti “sconvenienti” o “immorali” ma non punibili attraverso le leggi. Così è stato anche per le isole Tremiti. Dal 1911 vi furono deportati oltre milletrecento libici: il prezzo salatissimo pagato dalla resistenza libica durante il conflitto italo-turco.

Una vita di stenti segnata da malattie, fame e dalla nostalgia della loro patria. Ogni giorno ne morivano in media tre, inclusi donne, bambini e anziani. I prigionieri libici confinati allo “scoglio” di fronte al Gargano, esposto a una dura tramontana, erano costretti a condizioni di vita al limite. Baracche, grotte e stalle  senza porte e finestre, buie, umide e senza scoli. Scarso il cibo, scarsa l’acqua, tante le malattie. Con il fascismo le vessazioni nei confronti dei confinati provenienti dalle colonie africane raggiunsero livelli mai segnalati.

Il confino, la deportazione e i libici morti nelle isole italiane durante la guerra italo-turca sono stati il pretesto di fatti internazionali di matrice terroristica avvenuti negli ultimi cinquant’anni in Europa e nel Mediterraneo.

Gli eventi cruciali che hanno segnato le relazione fra l’Italia e la Libia sono state le traccia utilizzate per riguardare quei luoghi.

Arianna Ancona

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